Babsi Jones
Mi chiam(an)o Babsi Jones. Sono nata nella seconda metà del ‘900, più o meno durante l’offensiva del Tet. Segno zodiacale Capricorno, e merita menzione solo perché la stessa sorte celeste è toccata a Patti Smith, Heiner Müller e J.D. Salinger: ho qualcosa di ognuno di loro, si tratta solo di capire cosa e distribuito in quali proporzioni. La mia infanzia è stata semplicemente breve. Nel back up c’è odore di minestrone e shampoo antipidocchi, cioè lo scenario tipico da casa popolare meneghina. Espulsa da un prestigioso Liceo Classico accusata di fuori tema a scopo sovversivo, sono scappata a Londra, dove per lunghi anni sono sopravvissuta in uno squat, ho prodotto improbabili recensioni discografiche e ho deciso che “if you have to ask who Bill Burroughs is, you will never know it.” Nel ‘92 ho dato fuoco a tutti i miei taccuini, salvando soltanto alcuni ambigui pass all areas, e sono fuggita nella Valle d’Itria, dove ho osservato con attenzione maniacale i diari di Frida Kahlo, imparato a memoria parecchio materiale di Sam Beckett e digerito buona parte della letteratura russa. In quegli anni ho viaggiato spesso in Grecia.
Nel 1998 l’incontro con Emir Kusturica mi ha balcanizzata: da allora mi occupo, con alti e bassi, di ex-Jugoslavia. Diplomata in serbo/croato, ovvero in una lingua che per molti neanche esiste più, dal 2001 ho cominciato a fare controinformazione stralunata e/o mediattivismo sconclusionato in rete: sono passata attraverso diversi blog e, in qualità di collaboratrice randagia, attraverso un’agenzia stampa poi defunta.
Da un po’ di tempo pubblico cose su carta: un cantico su Nuovi Argomenti/Mondadori (n°32), un ‘kaddish laico’ su Fernandel n°56, due racconti nell’antologia “Voi siete qui” (Minimum Fax).
Ho finito di scrivere un quasiromanzo che si intitola “Sappiano le mie parole di sangue” e che è uscito il 12 settembre 2007 per Rizzoli nella collana 24/7.
Sono tabagista, dal 1999 vesto solo di nero, amo i gatti, il teatro, il jazz, l’unico manifesto letterario in cui mi riconosco è l’Articolo 19; dicono che io soffra di PTSD, ma il felino della mia vita – un obeso rosso il cui nome è Pitou – non è d’accordo. I miei film preferiti sono “La polveriera”, “The Hours” e “Apocalypse Now”, bevo Becherovka, scrivo ascoltando la Sinfonia Dal Nuovo Mondo di Dvorák.

